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Neuroscienze e Karate

Un articolo di

MASSIMO GRIECO​

Maestro V° Dan di Karate Shotokan

Quadro tecnico e direttivo del Bushidokan Dojo

Uno dei concetti più importanti nell'ambito dell'apprendimento è quello di “zona di sviluppo prossimale”. Il suo significato, una volta compreso, appare logico e naturale.

Vediamo un po' di capirci qualcosa.

Ciascuno di noi ha dei limiti nelle conoscenze e nelle capacità.

Per fissare le idee immaginiamo uno studente che abbia un ipotetico “livello 70” in una determinata disciplina. Se gli si danno compiti di livello 80 egli non sarà in grado di compierli e, in breve, la frustrazione sarà causa di rinuncia e disinnamoramento.

Al contrario se gli saranno dati compiti troppo facili, diciamo di livello 20/30, lo studente non si sentirà “sfidato” e non avrà alcun gusto, abbandonando anche in questo caso l'applicazione e lo studio, ma stavolta per ragioni opposte.

Entra quindi in ballo il concetto di “zona di sviluppo prossimale”: le consegne da effettuare dovranno impegnare lo studente ad un livello 55/65, di poco inferiori dunque alle capacità massime dell'individuo ma che lo impegnino comunque abbastanza a fondo.

Questa è l'unica modalità che permette un innalzamento del limite massimo in una progressione che dipenderà ovviamente da molti fattori in questo caso non rilevanti.

Interessante è che questa strategia di insegnamento/apprendimento è valida in qualsiasi ambito umano: dall'apprendimento scolastico a quello professionale, passando per l'apprendimento fisico, che è quello che ci interessa più specificamente.

Pur non conoscendo questo concetto, i coach e gli istruttori di tutte le discipline sportive da sempre applicano questa modalità in maniera naturale: ad un atleta che corre i 100 metri piani il cui record personale è di 12 secondi, un buon allenatore non chiederà certo di migliorarlo ogni volta che l'atleta si allena. Appronterà delle tabelle attraverso le quali lo sportivo possa impegnarsi a fondo senza per questo esaurire le energie mentali e fisiche su ogni scatto.

Questo è valido anche nelle discipline di combattimento: un pugile non affronterà l'impegno di un incontro “vero” ad ogni allenamento.

Nelle arti marziali questo concetto è un po' più “sfumato”, un po' più difficile da far passare.

Questo perché abbiamo ancora negli occhi e nei ricordi quei Maestri che ci ammonivano affinché i nostri modelli fossero gli antichi guerrieri, quelli che si addestravano a tirare pugni e calci a tronchi d'albero, a ficcare le mani violentemente nella sabbia bollente. A fare cose, insomma, durissime per temprarsi al combattimento.

Questo era forse giusto quando decenni fa - se non secoli - a causa delle continue guerre e della violenza distribuita in ogni dove, l'aspettativa di vita era di pochi decenni: si aveva poco tempo per imparare ad essere un combattente migliore, sempre migliore, sempre più duro.

In tempi dove le aspettative di vita sono più che raddoppiate ci si deve rendere conto che quelle tipologie di apprendimento renderebbero la nostra qualità della vita disastrosa dai 40 anni in poi.

Oggi noi abbiamo tutto il tempo per far sì che i nostri “limiti” si spostino in avanti in maniera armonica e continua: non c'è bisogno di compiere gesta OLTRE i limiti. Anzi funziona al contrario: uno strappo, una rottura, abbasseranno di parecchio quel nostro limite, ottenendo l'effetto esattamente opposto.

Lavorare nella “zona di sviluppo prossimale” significa impegnarsi molto, quasi sempre pur rimanendo al di sotto dei propri limiti estremi.

Magari di tanto in tanto aumentando l'impegno verranno raggiunti, ma sempre in una progressione che non venga mai interrotta.

Ovvero: se una serie di allenamenti sono mirati a provare a superare il nostro “record” personale, questa serie DEVE essere seguita senza eccezioni. Basta interrompere la progressione UNA VOLTA SOLA perché tutto debba ripartire da un livello inferiore.

La scelta di effettuare exploit isolati nelle discipline che coinvolgono l'esercizio fisico si può pagare cara e, nella migliore delle ipotesi, non ha nessuna ricaduta positiva.

 

                                                                                                                Maestro Massimo Grieco

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