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Yin e Yang nel Karate
 

La Teoria dello Yin e Yang applicata al Karate

Tutte le arti marziali sono basate sulla teoria (di derivazione cinese) dello "Yin" e dello "Yang", che vuol dire coniugare morbidezza e durezza, lentezza e velocità, stabilità e dinamismo, potenza ed elasticità, espansione e contrazione, pieno e vuoto, leggero e pesante.

Questi rapporti, opposti e complementari, devono coesistere in percentuale variabile secondo esigenze e circostanze: 50% Yang / 50% Yin (come nel simbolo del Tao perfettamente bilanciato), 70% / 30%, 90% / 10% e così di seguito, in un mutamento continuo e creativo senza sosta.

Se da un punto di vista concettuale questo processo di trasformazione/armonizzazione non risulta di difficile comprensione, da un punto di vista pratico diventa un’impresa ciclopica. Ma la difficoltà non è insita nell’impresa, quanto nella scarsa conoscenza che possediamo del funzionamento del nostro corpo e delle sue relazioni con l’energia e la mente. Così, come abbiamo due emisferi cerebrali (uno logico, razionale, analitico - l’altro intuitivo, globale, sintetico), alla stessa maniera abbiamo due tipologie di muscoli, che non solo hanno funzioni diverse, ma sono costituzionalmente e strutturalmente diversi: uno di tipo Yang, uno di tipo Yin, uno per la stabilità, uno per il dinamismo, uno interno e uno esterno, uno profondo uno superficiale.

Definire e prendere coscienza del ruolo svolto da questi due differenti sistemi costituisce la base di partenza per risolvere gli apparenti paradossi della pratica ed accedere alla realtà multidimensionale dell’arte marziale. La ragione principale delle difficoltà che si incontrano nell’applicazione pratica dei principi, consiste nel fatto che la maggior parte delle persone, non solo non ha coscienza, ma addirittura ignora completamente l’esistenza di quella “metà del cielo” costituita dai muscoli profondi, che insieme all’altra “metà del cielo“, che sono i muscoli superficiali, rappresentano in maniera perfetta nel nostro corpo l’eterno gioco dello Yin e dello Yang.

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Muscoli profondi – Muscoli superficiali

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In pratica questi due sistemi muscolari rivestono lo scheletro come tanti indumenti dall’interno verso l’esterno, in strati concentrici simili a quelli di una cipolla; lo strato più esterno è costituito dai cosiddetti muscoli superficiali che sono lunghi, larghi e massicci e tesi a coprire ampie distanze (trapezio, deltoide, dorsale, bicipite ecc.). Possono esprimere grande potenza usufruendo di bracci di leva più lunghi rispetto a quelli profondi, e quindi hanno specifica utilità per movimenti di forza o di grande ampiezza.

Lo strato muscolare più interno è situato attorno alla colonna vertebrale.

Le fibre di questi muscoli variano dai 3 ai 6 centimetri e sono simili a tante fascette tendinee che vanno da vertebra a vertebra o dalle vertebre alle costole.

La particolare disposizione incrociata di queste fasce, sviluppandosi lungo tutto l'asse della colonna vertebrale, determina una notevole "forza a spirale" che sviluppa una grande capacità e rapidità di rotazione, fondamentale in tutte le tecniche di Karate.

Questi muscoli possiedono anche, quella che viene chiamata una grande “capacità di contrazione tonica“, cioè, contrariamente a quelli più superficiali, riescono a stare contratti per lungo tempo, permettendoci per esempio di mantenere per tutto il giorno “ la testa sul collo“. Tutto questo si traduce in un linguaggio da marziale, in:

Potenza, Stabilità, Centralizzazione, Interno Forte (Yang), Esterno Morbido (Yin).

Tra questi due strati ve ne sono poi degli altri che contribuiscono, con la loro azione sinergica, a dare a tutta la struttura grande forza, stabilità e connessione con lo spazio.

Volendo fare un semplice paragone sportivo, potremmo dire che i muscoli superficiali hanno le caratteristiche di un centometrista, possiedono una grande velocità di contrazione, ma non sono in grado, strutturalmente, di sopportare sforzi prolungati.

I muscoli profondi, al contrario, avendo una funzione antigravitazionale e stabilizzante, sono lenti, ma capaci di sopportare sforzi (contrazioni) particolarmente prolungati, proprio come è in grado di fare un maratoneta.

Chiaramente, nessun allenatore scambierebbe i ruoli di due atleti con caratteristiche psicofisiche tanto diverse, facendo partecipare uno scattista (centometrista) a una maratona; così, allo stesso modo, non si può pretendere di far svolgere ai muscoli superficiali il lavoro di quelli profondi.

Questa regola, purtroppo, è spesso disattesa nel mondo sportivo, non solo da comuni atleti, ma specialmente da innumerevoli addetti ai lavori (allenatori, preparatori atletici, istruttori, maestri d'arte, etc.).

I muscoli superficiali, detti "muscoli di movimento", devono possedere una grande capacità di scorrimento per potersi allungare e accorciare velocemente, mantenendo lo sforzo senza irrigidirsi o danneggiarsi. Per fare questo devono essere sostenuti da una struttura osteo-articolare potente e dinamicamente ben connessa, in grado di muoversi nello spazio con agilità e scioltezza, ma nello stesso tempo ben radicata al terreno.

Tutte queste nozioni fanno parte di specifici allenamenti che già anticamente erano parte integrante del bagaglio tecnico di tutte le discipline marziali (e non solo), ma che purtroppo sono stati in parte dimenticati e sostituiti con le metodologie occidentali; queste funzionano egregiamente per creare ottimi atleti da record, che però, dopo pochi anni, vengono messi da parte come vecchie macchinette in disuso.

Diversamente, il Karate si spinge oltre il mero aspetto sportivo, perseguendo lo scopo di elevare al massimo le potenzialità individuali ben oltre la soglia della giovinezza, lungo tutta la vita.

Per fare ancora un paragone, una cosa è preparare una macchina che deve correre in pista in condizioni ideali, un'altra è prepararla per un rally, dove le situazioni che portano la sua struttura al limite di tensione estrema sono continue e varie. Così come una macchina da rally richiede una preparazione "fuori serie" che potenzi al massimo le sue caratteristiche di base, analogamente per formare un karateka si richiedono specifici allenamenti "fuori serie", che né il potenziamento muscolare, né lo stretching comunemente intesi possono dare.

In definitiva, un buon Karateka prima di tutto deve mirare ad avere un corpo in armonia e in buona salute, forte e flessibile, in grado di esprimere, con il minimo sforzo, il massimo della velocità e della potenza, imparando, altresì, a trovare il giusto equilibrio fra il suo essere Yin e il suo Yang.

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